Boone's Bodyguard
1. Capitolo Uno
Capitolo Uno
Boone
Finisco di contare fino a mille di tre in tre e apro gli occhi. La stanza è buia, anche se un po’ di luce lunare filtra attraverso le finestre del primo piano fino alla camera da letto principale della baita di Nicco.
Nicco.
Accanto a me, il calore emana dal suo corpo. è massiccio. Ovunque.
I muscoli della mia figa si contraggono come se avessero una mente propria, rivivendo le spinte del cazzo di Nicco nelle profondità del mio ventre. Lì si forma un dolore, che sia per il desiderio o per l’eccesso, non ne sono sicura e non ho il tempo di domandarmelo.
Devo andarmene. Il polso accelera e il respiro si fa superficiale. Devo andarmene da qui. Ora. Ora. Ora.
Mi siedo con cautela sul letto, appollaiando il culo nudo sul bordo del materasso. Mi fermo un momento, in ascolto. Il respiro di Nicco continua a entrare e uscire ritmicamente.
Scocco un’occhiata furtiva oltre la spalla e osservo quest’uomo a riposo. è bellissimo. è un eufemismo. Mascella forte con un po’ di barba della notte che fa ogni genere di cose deliziose alle mie parti più intime.
Il respiro mi si mozza e mi chiedo se forse potrei svegliarlo per un altro round prima di andarmene.
No. Sta dormendo. Vattene prima di avere un’altra di quelle discussioni.
Odio le discussioni. Beh, a meno che non abbia ragione io. E ho sempre ragione. Quindi forse mi piacciono.
Ad ogni modo, non ho le energie per una in questo momento.
Certa che sia profondamente addormentato, mi alzo e mi dirigo verso il bagno principale, raccogliendo i miei vestiti lungo il percorso.
Dall’altra parte, chiudo la porta e, sebbene potrei accendere la luce senza disturbare Nicco, non lo faccio.
Ha lavorato alla baita quando è qui; immagino che abbia bisogno di qualcosa da fare ora che Alex non è più in tour come prima.
Uno dei suoi progetti è stato l’aggiunta di questa camera da letto al piano di sotto, compreso il bagno privato con una porta pesante che impedisce alla luce di filtrare nella stanza.
Non posso correre rischi. Per un istante, guardo la finestra e mi domando se posso uscire da lì.
Voglio dire, non è che io sia una ladra che cerca di andarsene con il contenuto di una cassaforte.
Ma dentro, il mio cuore rimbomba e il panico sale. L’immagine del mio pick-up mi balena in mente e le mie dita bramano di stringersi attorno al volante, per portarmi via.
Via, dove posso respirare.
Lontano dal modo in cui gli occhi di Nicco scrutano fino alla mia anima, curiosando per scoprire i miei segreti. Trovare i miei punti deboli.
Mi infilo i jeans e gli stivali, saltellando da un piede all’altro per metterli, e poi mi preoccupo di fare troppo rumore.
Infilo il reggiseno nella tasca anteriore dei jeans e le mutandine nell’altra, poi indosso la camicia e abbottono un paio di bottoni prima di infilarla dentro.
Ho fretta, ma porto sempre la camicia infilata nei pantaloni.
Allaccio la fibbia della cintura e sono pronta ad andare.
Mentre mi volto verso la porta, intravedo il mio riflesso nello specchio sopra il lavandino. Mi fermo un momento, le mie labbra sono gonfie per i baci potenti di Nicco. Tutto in lui è potente.
A volte mi concedo qualche istante per appoggiarmi a lui, assorbendo la sua forza e rilassandomi con la consapevolezza di sentirmi al sicuro. Protetta. Niente può farmi del male.
Ma so che è un’illusione.
Non c’è modo di nascondersi dal dolore.
Mi fisso truce. Tira fuori la testa dal culo, Boone.
Frugando in tasca, tiro fuori le mutandine ancora umide e recupero le chiavi. Do un’occhiata al cestino e mi chiedo se dovrei semplicemente gettarci dentro l’indumento, ma per qualche motivo l’idea di lasciare delle prove mi mette a disagio.
Perché mi sto comportando come una ladra?
Non è che io sia venuta qui contro la mia volontà. Anzi, sono stata io a venire qui in cerca esattamente di ciò che ho ottenuto. Una scopata seria.
Una scopata favolosa, sconvolgente, difficile da dimenticare.
Ed è tutto ciò che è stato. O che potrà mai essere. Una scopata.
Mi ficco le mutandine in tasca e apro la porta.
Nicco
Crede di essere così furtiva, ma Boone che cerca di sgattaiolare fuori da casa mia è come una mandria di bufali su un ponte di legno.
Nonostante il baccano, tengo gli occhi chiusi e mi concentro per mantenere un respiro regolare. Un’illusione.
Qualcuno potrebbe dire che è una trappola.
Avrei dovuto prenderle le chiavi quando è arrivata.
Prima di toccarla. Prima di sbottonarle lentamente la camicia e tirargliela fuori dai jeans.
Tenendola per i lembi della camicia e tirandola a me, coprendole la bocca con la mia.
Inspirando il suo profumo e guardando i suoi occhi sgranarsi quando sono diventato un po’ brusco con lei.
Vuole che tutti pensino che sia una dura, ma le piace quando prendo io il comando.
Oh, camminerebbe sui vetri rotti prima di ammetterlo. Ma io lo so.
So così tanto di lei. Così tanto che se si rendesse conto della profondità delle mie osservazioni, prenderebbe un volo destinato a ovunque-tranne-qui e se ne andrebbe.
è come un animale spaventato, terrorizzato dall’idea di essere intrappolato. Ma altrettanto disperato di essere stretto e coccolato.
Nessuna delle due cose che ammetterà mai.
Ma io lo so.
La conosco come se fosse l’altra metà della mia anima.
E in questo preciso momento, è disperata di allontanarsi da me.
Fuggire veloce e lontano da ciò che prova per me.
A volte, quando il mio cazzo è sepolto in profondità dentro di lei e lei è sull’orlo di un orgasmo o occasionalmente quando si sta per addormentare (e non finge), il suo guscio si frantuma completamente e si permette di provare tutto. Ciò che provo io per lei, ciò che prova lei per me.
Nelle rare occasioni in cui accade, resto immobile. Come se stessi vedendo un unicorno in natura, trattengo il respiro e prego di non spaventarlo.
E poi svanisce.
Ma so cosa ho visto. Cosa ho provato.
Eppure, mi si spezza un po’ il cuore ogni volta che se la svigna. Evita di fare piani.
Almeno non lascia una pila di banconote da venti sul mio comò.
Nel mio cervello infuria una battaglia. Lasciarla andare o lottare perché resti? Pensavo di fare la cosa giusta dandole spazio. Ora non ne sono così sicuro.
Mi alzo dal letto e indosso un paio di jeans, poi mi metto sulla soglia. Aspettando. Soffrendo, a essere onesti.
Certo, non è la prima donna che se ne va di soppiatto dopo il sesso, ma è l’unica che ho voluto fermare.
E tenere per sempre.
Scuoto la testa. Per sempre? Diamine, sarei felice se solo restasse fino al sorgere del sole.
La porta del bagno si apre e lei esce in punta di piedi. è circa a metà strada da me quando guarda il letto e si accorge che è vuoto.
Si volta, mi vede e i suoi occhi si sgranano.
?Uhm, ehi, scusa, ti ho svegliato.?
?Non mi hai svegliato. Ho finto di dormire. Proprio come te. Un’altra cosa che abbiamo in comune, immagino.?
?Cosa?? Sembra nervosa e i suoi occhi continuano a saettare verso la porta dietro di me, poi verso le finestre.
è come un uccello intrappolato in una gabbia.
Vorrei stringerla a me, accarezzarle i capelli ramati e sussurrarle parole confortanti e d’amore, ma so che non me lo permetterebbe.
Per quanto io sappia che lo desidera ardentemente.
?Sono stanco che tu te ne vada di soppiatto da qui come se fossi un estraneo che hai rimorchiato in un bar e di cui non sai nemmeno il nome.
Come se preferissi rosicchiarti un braccio piuttosto che rimanere bloccata con me.
Sono solo questo per te, Boone? Una scopata anonima? Un modo per scaricare lo stress??
Boone non reagisce bene ai confronti. Lo so, ma questo non mi ferma.
Mette le mani sui fianchi. ?Non può essere solo sesso? Non è quello che gli uomini hanno fatto alle donne dall’inizio dei tempi? Perché non posso farlo io??
?Non sono nemmeno abbastanza importante da passare la notte, per non parlare di dire addio prima che tu te ne vada? O almeno un ‘grazie per la bella scopata’? Magari lasciare un paio di banconote da venti sul mio comodino??
?Oh, tu vali almeno tre banconote da venti,? dice e mi rivolge un sorriso impertinente. ?Dai, Nicco,? addolcisce la sua posa da dura. ?Ci siamo divertiti, non roviniamo tutto adesso.?
?Credo di voler solo sapere che succede con te. Con noi.? Il suo tentativo di placarmi in realtà mi fa arrabbiare, ma non lo lascio trasparire. Ricorda, è spaventata e disperata. Ciò che odio è che si senta così con me.
?Ehi, vacci piano. Quando sei diventato così serio?? Tende la mano. ?Non vedo nessun anello qui.?
?è questo che vuoi?? le chiedo. Dio, le farei la proposta in un batter d’occhio se pensassi che direbbe di sì, ma sono sicuro che non lo farà. Almeno non ancora.
Forse mai.
?Una proposta? Non vuoi nemmeno passare la stramaledetta notte con me.
Perché dovrei pensare che passeresti una vita intera con me?
Inviteresti la tua famiglia al matrimonio?
è così che dirai loro che ci tieni a me?
O continueresti a vivere nella grande casa del ranch e io sarei solo la tua scopamica in una baita nel bosco?
? Odio il tono duro della mia voce ma la verità è che sto soffrendo.
Non ho mai incontrato nessuno come Boone.
Dal momento in cui mi ha preso al lazo quando mi ha trovato al North Starr Ranch, sono rimasto ipnotizzato.
E questo mi ha reso debole e vulnerabile. Boone non è l’unica a odiare che il suo ventre molle venga esposto.
Pensavo avessimo qualcosa di speciale, e fa male vederla così disperata di scappare da me. Sopracciglia aggrottate. Occhi quasi selvaggi. Potrebbe anche essere sul punto di piangere. Porca puttana. Ho toccato un nervo scoperto.
Alzo la mano per raggiungerla, per calmarla e dirle che andrà tutto bene, ma la abbasso e la ficco in tasca. è come un porcospino e so che appena cercherò di avvicinarmi, mi riempirà di aculei.
?I-io devo solo tornare al ranch,? dice, con la voce debole e sconfitta. La fisso per un minuto e poi mi allontano dallo stipite della porta, lasciandole spazio per passare.
Esita passandomi accanto e nutro un barlume di speranza che si fermi, ma continua ad andare.
La porta d’ingresso si apre e si chiude e io entro in soggiorno per guardare, con il cuore in gola.
Avanza a grandi passi sulla veranda e colpisce l’asse allentato che intendo riparare da quando Alex me ne ha parlato mesi fa. Boone inciampa e cade in avanti, carponi. Mi precipito fuori dalla porta, temendo che si sia fatta male.
?Piccola, stai bene?? dico, chinandomi e toccandole la spalla.
?Sto bene,? strilla quasi, mentre si rimette in piedi in fretta e furia. ?E non sono la tua piccola.? Corre attraverso la veranda e salta nel suo pick-up.
Il motore romba e lei inserisce la retromarcia prima ancora che lo sportello sia chiuso.
La guardo fare retromarcia fuori dal vialetto e immettersi sulla strada, accendere i fari e sfrecciare via senza nemmeno un saluto.
Resto lì, a piedi nudi e a torso nudo, a guardare i suoi fanali di coda svanire e un pezzetto del mio cuore si spezza.
Boone
Il ginocchio mi pulsa per aver sbattuto contro la veranda di legno. Colpisco il volante con la mano e gemo di frustrazione. Perché non poteva semplicemente addormentarsi e lasciarmi andare senza fare una scenata?
Chiamarmi piccola. Ugh!
Non sono la piccola di nessuno. Non sono il tesoro, la cara o il cucciolotto di nessuno. Sono Boone Fucking Starr e non appartengo a nessuno. Sono una persona a sé, la mia isola solitaria. Una nazione sovrana. è così che la voglio. Com’è sempre stato e come sempre sarà. Nei secoli dei secoli, amen.
Stronzo. Stronzo grosso, enorme, iperprotettivo, tremendamente sexy.
è finita, mi dico. è finita. Sta diventando troppo appiccicoso e possessivo e io non ho tempo per queste cose.
Un cervo appare dal nulla e si ferma in mezzo alla strada a fissarmi.
Gli occhi che brillano nei miei fari. Pesto i freni, grata che allacciare la cintura sia una reazione automatica appena salgo sul mio pick-up, anche se sono incazzata nera e sto cercando di scappare da un certo maschio alfa prepotente e imbecille... argh!
Manco il cervo, grazie a Dio. Un grosso maschio con un palco da sei punte che mi osserva mentre le mie gomme stridono sull’asfalto, come se stesse pensando “Perché non sei a letto con Nicco, Boone?” Perfino la fauna selvatica mi giudica.
Il maschio abbassa la testa come per annuire e poi scompare con un balzo aggraziato nel bosco dall’altro lato della strada.
Tolgo il piede dal freno e continuo a un’andatura più ragionevole, tenendo gli occhi aperti per altri cervi. Forse quel grosso maschio ha una femmina che lo segue.
Ecco cosa pensa Nicco che io sia. Una dolce cerbiatta che lo seguirà ovunque vada. Che si lascerà comandare a bacchetta. Che lascerà che lui detti la mia vita e io me la prenderò e basta. Che andrò in calore quando sarà la stagione.
Beh, si sbaglia di grosso.
Non che me ne freghi un cazzo di quello che pensa di me o di qualsiasi altra cosa. Abbiamo chiuso. Per me è morto.
Una canzone d’amore fluttua dagli altoparlanti, e premo con tale veemenza il pulsante di spegnimento da farmi male a un dito, ma non mi importa. L’amore è per gli stupidi, se volete il mio parere.
Già, non è che Nicco abbia detto la parola con la A, ma è il genere di cose che fanno gli uomini per prenderti all'amo. Be', questo pesce non si farà catturare.
Quando il cancello d'ingresso del Lone Starr Ranch appare nel bagliore dei miei fari, mi sono un po' calmata. Tutto quello che voglio è arrivare in camera mia, chiudere la porta e non vedere o parlare con nessuno per diverse ore, se non giorni. O finché non ne avrò dannatamente voglia.
Parcheggio il furgone ed entro dalla porta sul retro dopo aver inserito il mio codice per non far scattare l'allarme. L'ultima cosa di cui ho bisogno è che tutta la famiglia si svegli e mi veda rientrare furtivamente a casa alle prime ore del mattino.
Non che io abbia un coprifuoco. Sono un'adulta. Una nazione sovrana. Non devo rendere conto a nessuno.
Beh, forse a Midge se è davvero arrabbiata.
O a mio fratello maggiore, Adam. Adesso è un po' lui il capofamiglia.
Ma a nessun altro. Inoltre, mi fido di loro. Hanno a cuore il mio bene, anche se a volte mi dicono cose che non voglio sentire.
Tutto il contrario di Nicco.
Dannazione. Perché sto ancora pensando a lui?