12. Capitolo Dodici

Capitolo Dodici

?Zia Boone,? mi disse Willow mentre ero fuori, nella stalla, a sistemare Sugar per la notte.

?Hai bisogno che ti aiuti con qualche lavoretto?

Potrei dare da mangiare a Sugar. O magari vuoi che ti spazzoli i capelli?

Sono piuttosto brava in questo genere di cose, vedi?

? disse, indicando le sue ciocche ribelli.

Sapevo fin troppo bene il trauma che dei capelli indomabili potevano causare a una bambina, visto che i miei erano quasi altrettanto selvaggi e in più di un rosso acceso.

Grazie al cielo, invecchiare aveva qualche lato positivo, e uno di questi era che i miei capelli erano passati da un arancione da pagliaccio a un più delicato ramato.

La loro consistenza, però, faceva ancora di testa sua.

?Interessante, Willow,? dissi. ?Hai deciso di fare della messa in piega un hobby o una possibile carriera? Pensavo che da grande volessi guidare i camion con cassone ribaltabile.?

?Oh, voglio ancora guidarli. Anche se nessuno mi lascia guidarne uno vero. Papà dice che devo aspettare di avere almeno diciott’anni. Manca tanto tempo, però. Pensi che dica sul serio??

Pensare alla piccola Willow, che stava ancora perdendo i denti da latte, come a un’adulta di diciott’anni, o persino sedici con la patente, era un pensiero piuttosto spaventoso. Ma il tempo passava.

?Beh,? dissi, ?tuo padre non è uno che fa minacce o promesse a vuoto, quindi ho la sensazione che faccia sul serio.

Ma c’è tanto tempo da qui ad allora e possono succedere un sacco di cose.

Magari cambierai idea e deciderai di diventare una parrucchiera o una massaggiatrice, o un medico, o una qualsiasi tra mille altre possibilità. ?

?Quando andrò al college, spero di incontrare qualcuno come zia Kit, proprio come hai fatto tu.?

Le posai una mano sui capelli ricci e risposi: ?Lo spero anche io, tesoro. Non c’è niente come avere una vera migliore amica.?

?Beh, la mia offerta di spazzolarti i capelli è ancora valida.

Chiedo cinque dollari per questo servizio.

C’è un dollaro in più se vuoi i nastri. Anche se non so dove potrei trovarne.

? Poi corse nella selleria e ne uscì con uno dei lunghi nastri che a volte intrecciavamo nelle criniere dei cavalli per gli eventi speciali.

?Che ne dici di uno di questi?? domandò.

?Penso che me la caverò senza nastri. Che ne dici se ti lascio farmeli domani?? dissi. ?Perché questo improvviso interesse a guadagnare soldi??

?Voglio comprare un appuntamento con Nicco all’asta degli scapoli.?

Una cosa che potevo dire di Willow era che era piena di sorprese. E si potrebbe pensare che a quel punto ci fossi abituata, ma quella mi aveva colta alla sprovvista. ?Vuoi comprare Nicco all’asta degli scapoli??

?Sì,? disse lei. ?è uno schianto!?

Tornai verso casa, cercando di digerire il fatto che mia nipote voleva comprare il mio ex ragazzo. Aspetta, no. Non era il mio ragazzo, non era mai stato il mio ragazzo. Era quello il nocciolo della questione, no?

Comunque, mia nipote voleva fare un’offerta per lui a un’asta di scapoli.

Mi diressi verso la cucina e incrociai Alex. Stava frugando nel congelatore e tirò fuori un biscotto gelato. Mi mostrò la scatola nel gesto universale noto come “ne vuoi uno?” e io annuii.

Prese un biscotto gelato per me, rimise la scatola nel congelatore e andammo nella sala colazione per fare merenda.

?Fammi indovinare,? dissi, guardando i suoi capelli adornati di nastri e fiocchi. ?Hai dato cinque dollari a Willow per farti l’acconciatura.?

Alex diede un morso al suo biscotto gelato e si tamponò l’angolo della bocca con un tovagliolo di carta.

?No,? disse con la bocca piena di gelato. ?Ho pagato otto dollari. Cinque per la spazzolata e tre extra per tutti i nastri e i fiocchi. Ho provato a farle abbassare il prezzo visto che ho i capelli corti, ma è stata inflessibile.?

Ridemmo entrambe e mangiammo i nostri biscotti gelato per un minuto prima che io dicessi: ?Ti ha detto perché sta cercando di racimolare dei soldi??

?Oh, sì. Era piuttosto esuberante riguardo al fatto che metterà da parte tutti i suoi soldi per comprare un appuntamento con Nicco all’asta degli scapoli.?

Scossi la testa. ?Quella ragazza è un bel tipetto.?

?Beh,? disse Alex. ?Sa quello che vuole e non ha paura di andarselo a prendere, che è più di quanto si possa dire di te.

Per quanto tempo hai intenzione di lasciare che vada avanti così?

Sappiamo tutti che tu e Nicco siete fatti l’uno per l’altra.

Lui è pazzo di te. Vive in quella baita e lavora all’ufficio dello sceriffo per poterti stare vicino e tutto quello che sembra tu voglia fare è torturarlo.

Ti è così difficile credere che qualcuno possa davvero tenere a te? ?

Non aspettò nemmeno che rispondessi. Si alzò, appallottolò l’involucro del suo biscotto gelato e lasciò la stanza mentre io rimasi lì seduta a pensare a quello che aveva detto.

Era una bella serata estiva. Di solito dopo cena ci sedevamo tutti in veranda. A volte Caleb suonava la chitarra e Alex cantava, oppure cantavamo tutti insieme. Faceva molto famiglia Bradford, ma era piacevole.

Quella sera, semplicemente, non ero in vena. Dopo i commenti di Alex sul prendersi ciò che si vuole e tutto il resto che era successo di recente, non volevo stare in mezzo alla gente, nemmeno alla mia famiglia.

Forse, soprattutto, non alla mia famiglia.

?Boone, non ti unisci a noi?? gridò Midge mentre mi incamminavo verso il mio pick-up. Avevamo così tanti veicoli parcheggiati vicino a casa che sembrava una concessionaria d’auto.

?Non stasera. Ho altri programmi,? gridai voltandole le spalle. Era una mezza bugia, o non era vera al cento per cento, e detestavo guardare Midge in faccia quando raccontavo frottole.

?Altri programmi?? disse Kit. ?è un nome in codice??

?Saluta Nicco!? disse Alex.

?Basta che non ci svegli tutti quando torni a casa,? mi gridò dietro Caleb.

Dalla veranda provenivano delle risate. Presunsi fossero bonarie, ma non mi sembrarono tali, probabilmente perché le mie stesse emozioni e sentimenti erano così incasinati.

In più, non stavo andando da Nicco. Tra noi era finita. Qualunque cosa fosse quel “noi”.

Sfortunatamente, il solo pensiero di guidare fino alla sua baita, di avere le sue braccia protettive intorno a me… per non parlare di tutte le altre belle cose del suo corpo e di quello che facevamo insieme… ebbe un effetto preoccupante sul mio cuore.

Beh, quello doveva essere un errore. Forse era il caso che prendessi un appuntamento con il dottor Gleason per l’indomani per farmelo controllare.

O forse avevo solo bisogno di staccare la spina per un po’.

Ingranai la marcia e alzai la radio. Una delle canzoni su cui io e Nicco avevamo ballato al barbecue del Quattro Luglio si diffuse dagli altoparlanti, e mi allungai per girare la manopola e spegnerla, quasi strappando via l’intero apparecchio dal cruscotto.

Che cos’era? Sembrava che il mondo stesse cospirando per giocarmi una specie di brutto scherzo.

Lo avevo lasciato, ma era ancora nei miei pensieri, quindi a che era servito? Forse se non comparisse ovunque io andassi, o per farmi una multa o perché la gente parlava di lui, avrei una possibilità di andare avanti con la mia vita.

Non potevo credere che avrebbe partecipato a quella stupida asta degli scapoli.

Svoltai sulla strada verso la città e notai un numero di auto e pick-up più grande del solito al The Honey Badger Den. Non ci andavo da un po’, ma forse era la distrazione di cui avevo bisogno.

Quando entrai, il posto era affollato e la musica era alta. Perfetto, perché non avevo voglia di parlare con nessuno. Volevo solo prendere una birra, ascoltare la musica e non pensare a nient’altro.

La canzone cambiò e improvvisamente l’intero locale andò in delirio.

Non avevo idea di cosa si trattasse, ma un attimo dopo, due delle donne che lavoravano lì, una cameriera e l’altra barista, saltarono sul bancone e iniziarono a ballare come se fossimo in Le ragazze del Coyote Ugly o qualcosa del genere.

Guardai per qualche secondo. Erano brave, questo era certo, e i clienti, per lo più uomini, gridavano e lanciavano soldi in un grande barattolo delle mance per loro.

Non avevo mai visto niente del genere a Chickadee Ridge. Non che non bevessimo e non ci divertissimo, e non che non ci fosse qualche rissa da bar occasionale, ma questo? Era la cosa più vicina a uno strip club che ci fosse a Chickadee Ridge.

Quando la canzone finì, le due donne, Ruby e Shay, salutarono tutti, raccolsero il barattolo delle mance e saltarono giù dal bancone.

Finii la mia birra e apparve Ruby, che mi chiese se ne volessi un’altra.

?è stato un bel balletto quello che avete fatto. So di non essere venuta qui per un po’, ma è una novità??

?Stasera è stata la prima volta,? disse lei. ?Ma a giudicare dalla quantità di contanti che abbiamo ricevuto, lo faremo ogni sera fino all’asta degli scapoli.?

Inclinai la testa di lato. ?Perché fino ad allora??

Mi guardò come se fossi appena strisciata fuori da sotto una roccia.

?Senti Boone, sarò schietta con te, solo perché tu non vuoi Nicco non significa che non ci sia una lunga fila di altre che darebbero quasi qualsiasi cosa per una possibilità di un appuntamento con un ragazzo come lui.

? Mi lanciò uno sguardo deciso. ?Vuoi un’altra birra o no? ?

?No,? dissi. ?Grazie.? Poi mi alzai e me ne andai.

In qualche modo, il mio pick-up trovò la strada per la baita di Nicco.

Non sapevo cosa avessi intenzione di fare o dire una volta arrivata, ma la situazione stava diventando folle e doveva finire.

E come hai intenzione di farlo?

Non ne avevo idea, ma a giudicare dai miei livelli di stress, mi ci voleva proprio una bella scopata.

Andrò a casa sua come facevo sempre, parleremo un po’ e poi passeremo ai fatti.

Poi sgattaiolerò via e tornerò a casa.

Magari potrei passare la notte lì. Basterebbe a placarlo? A fargli smettere con l’asta e tutti i suoi discorsi sul fatto che sono quella giusta per lui e sugli impegni?

Dovevo fare qualcosa. Anche se non avessi ottenuto la notte di sesso bollente di cui avevo un disperato bisogno. Disperato. Forse potevo almeno provare a farlo ragionare e dirgli di non fare l’asta perché stava facendo impazzire la gente.

Come me.

Credo di aver finalmente raggiunto il punto di rottura. Odiavo essere così debole da dover correre da lui, ma non avevo altra scelta.

Vidi il suo vialetto avvicinarsi sulla destra e il mio cuore accelerò per l’attesa.

Mentre svoltavo, i miei fari illuminarono qualcosa nel cortile e inchiodai.

La faccia di Derrick Holmes. Togliamo il mistero dall’acquisto di una casa

In vendita. La baita di Nicco era in vendita.

Se ne stava andando.

Lo fissai per un secondo e lasciai che il concetto mi entrasse in testa. La bocca mi si seccò e il cuore si strinse in un nodo duro.

Mettendo il pick-up in retromarcia, tornai sulla strada.

Mi sentii la più grande idiota del mondo.

Le lacrime mi punsero gli angoli degli occhi. Umiliazione, rabbia e pura tristezza minacciarono di sopraffarmi.

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