11. Capitolo Undici
Capitolo Undici
Saltai sul mio pick-up, il motore rombò e percorsi il viale del North Starr Ranch un po’ più velocemente di quanto avrei dovuto. Il cancello si aprì e girai a sinistra senza nemmeno pensare a dove stessi andando. Dovevo solo andarmene da lì.
Alzai l'aria condizionata e la radio al massimo e mi diressi verso la città. Avevo bisogno di una distrazione, anche se non sapevo quale.
A un semaforo, gettai un'occhiata a un palo del telefono e annaspai. C'era un poster spillato lì con una foto enorme di Nicco, la stessa posa sexy a torso nudo di prima, e diceva: ?Ora in rappresentanza del dipartimento dello sceriffo all'asta degli scapoli... arriva con le manette...?
Non riuscivo a respirare. L'auto dietro di me suonò il clacson e sussultai, rendendomi conto che il semaforo era diventato verde e ora era già giallo. Per quanto tempo avevo fissato quel poster?
?è uno schianto, Boone, peccato che te lo sei lasciato scappare!? Guardai indietro e vidi Julie della tavola calda che si sporgeva dal finestrino della sua auto per prendermi in giro.
Era troppo per me e partii a tutta velocità.
I pneumatici stridettero e i clacson suonarono mentre mi rendevo conto di essere appena passata con il rosso.
Che diavolo mi era successo?
Guardai nello specchietto retrovisore e, sebbene la gente fosse comprensibilmente incazzata, nessuno si era schiantato e nessuno si era fatto male.
Feci un respiro profondo e uscii dalla città. Dovevo solo fare un lungo giro su qualche strada secondaria per schiarirmi le idee. Quella era la risposta.
Ero quasi al limite della città quando sentii una sirena e vidi delle luci lampeggianti nello specchietto retrovisore. Accostai, supponendo che ci fosse un'emergenza a cui lo sceriffo doveva arrivare.
Solo che la volante si fermò dietro di me.
Dannazione.
Mi chinai a prendere il libretto e l'assicurazione dal cruscotto, poi mi voltai verso il finestrino.
Merda. Poteva andare peggio di così, questa giornata?
?Patente e libretto, signora.? Nicco. Indossava quegli occhiali da sole a specchio che portano i poliziotti e, onestamente, era così sexy che avrebbe dovuto essere illegale.
Inciampai con i documenti, come una vera imbranata, ma riuscii a darglieli senza farli cadere o dire qualcosa di stupido.
Studiò la mia patente un po' più attentamente di quanto ritenessi necessario, ma mi morsi le labbra.
?Cinquantasette chili? Uhm. Avrei detto più vicino ai sessanta.?
?Cosa?? Mi sporsi dal finestrino e cercai di strappargli la patente dalle mani. ?Fatti i dannati affari tuoi e ridammi la patente, grosso idiota.?
Era avvantaggiato dall'essere più grosso e più alto di me, e anche dal non avere la cintura di sicurezza allacciata in un pick-up. Tenne la patente fuori dalla mia portata. Passarono tre auto e la gente suonò il clacson e salutò. Fantastico. Semplicemente fantastico.
?Qui dice, signorina... uhm...? Diede un’occhiata alla patente come se non sapesse chi fossi, ?Starr, che la sua patente è scaduta cinque mesi fa.?
?Non è possibile. Vale cinque anni. Non devo rinnovarla fino all'anno prossimo.?
Fece schioccare la lingua e scosse la testa. ?Sembra che il genio della matematica sia stato messo in difficoltà dalla Motorizzazione.?
?Dammi quella cosa!? Agitai le braccia come una pazza e finalmente me la porse. Fissai le date e il cuore mi sprofondò. Come avevo potuto sbagliarmi così tanto?
?Devo chiederle di scendere dal veicolo, signora. Non è autorizzata a guidare nello stato del Montana finché non risolve questa situazione.?
?Mi stai fottutamente prendendo in giro?? Infilai la patente nel portafoglio e tirai su il finestrino.
?Smettila di comportarti come una mocciosa viziata? disse lui, picchiettando sul mio finestrino.
?Non sono una mocciosa viziata? dissi, anche se era difficile per lui sentirmi dato che il finestrino era chiuso.
Ero così arrabbiata e frustrata. Lacrime di rabbia mi punsero gli angoli degli occhi.
Il mio telefono squillò.
?Pronto??
?Senti, Boone, non puoi davvero guidare finché non aggiorni la patente. Scendi dal pick-up e ti accompagno alla Motorizzazione. Sarà tutto fatto per l'ora di pranzo.?
Guardai fuori dal finestrino e lui mi sorrise e mi tese la mano.
?è bello vedervi insieme? disse Ruthie alla Motorizzazione quando mi porse la mia nuova patente.
Le lanciai uno sguardo interrogativo. ?Tu e Nicco? disse lei.
?Mi ero un po' preoccupata quando Trisha ha portato la nuova foto da aggiungere al poster.
? Fece un cenno con la testa verso un poster di dimensioni mostruose sulla bacheca, che era già abbastanza appariscente, ma la foto di Nicco appena aggiunta era un po' più grande delle altre, quindi spiccava ancora di più.
Lo avevo un po' perso di vista una volta entrate alla Motorizzazione e il mio numero era stato chiamato. Ma ora vedevo diverse donne - diverse donne single - che chiacchieravano con lui e una voleva farsi un selfie con lui accanto al poster.
Il sangue mi ribollì nelle vene.
?Grazie, Ruthie? dissi. ?Ma non siamo una coppia. Non lo siamo mai stati veramente. è libero di vendersi al miglior offerente.?
?Oh? disse lei, guardando Nicco e poi di nuovo me. ?Mi dispiace.?
?Non c'è niente di cui dispiacersi? risposi. ?Semplicemente non è quello giusto per me.?
Le parole mi suonarono strane uscendo dalla bocca e mi chiesi perché stessi condividendo i miei pensieri personali con Ruthie della Motorizzazione. Certo, suo figlio, Dennis, era stato un mio compagno di classe, ma questo non significava che fossimo amiche.
?Beh, sei a posto? disse lei e chiamò il numero successivo, che risultò essere Miss Selfie, la quale si staccò da Nicco e si diresse allo sportello di Ruthie.
?Ora sono in regola? dissi, tenendo alta la patente perché Nicco la vedesse.
Me la strappò di mano. ?Uhm. Sessanta chili. Mi sembra giusto.?
?Stronzo? gli sibilai mentre lasciavamo l'edificio.
Lui ridacchiò e mi restituì la patente. ?Andiamo, ti do un passaggio fino al tuo pick-up.?
?No, grazie? dissi, ?vado a piedi.?
Lui scrollò le spalle.
?Fa' come vuoi.?
Ero a circa un isolato di distanza dalla Motorizzazione quando parcheggiò la sua volante e scese. ?Dimenticavo di darti questa? disse, porgendomi un pezzo di carta.
Istintivamente allungai la mano e lo presi.
Una multa. Per essere passata col rosso.
Nicco
Se gli sguardi potessero uccidere, sarei morto.
Ma non mi importava. Il solo fatto di stare con Boone mi rendeva felice, anche se era arrabbiata come una biscia.
Santo cielo. Ora cominciavo a pensare come la gente di qui. Arrabbiata come una biscia. Da dove era uscita quella?
Guardai Boone continuare a marciare verso il suo pick-up con la sua patente di guida nuova di zecca e una multa stradale. Era infuriata. Potevano vederlo tutti.
Ma dannazione, aveva un culo fantastico. Lo osservai ondeggiare e tendere i jeans che indossava, che l'abbracciavano in tutti i punti giusti.
Ricordai come mi ero sentito nel fienile, quando avevo la mano su quei jeans e il calore che emanava da lei anche attraverso gli strati di tessuto.
Dannazione. Avevo perso la testa per lei. Davvero.
E lei non voleva avere niente a che fare con me.
O almeno così diceva.
Diceva di non essere interessata a un impegno serio con me. Ma questo non significava che mi odiasse. Odiava solo l'impegno. Odiava sentirsi vulnerabile.
Prima di salire sul suo pick-up, guardò nella mia direzione.
Forse mi odiava davvero.
Sospirai e avviai la mia volante. Pattugliai la città e la gente salutava. Aiutai la signora Miller a tirare fuori un grosso sacco di cibo per cani dalla sua auto e a portarlo a casa sua. Aveva almeno cinque cani e lavorava a maglia cappelli per tutti.
Riuscii ad andarmene senza un cane o un cappello, quindi la considerai una vittoria.
?Non vedo l'ora che ci sia l'asta degli scapoli? disse con un occhiolino. Giurerei di aver sentito i suoi occhi sul mio culo mentre tornavo alla volante.
Tre strade più in là, si stava svolgendo una vendita di dolci. Allo sceriffo piaceva che interagissimo con la gente del posto per promuovere i buoni rapporti e, inoltre, chi non ama una vendita di dolci?
Due tavoli da gioco coperti da tovaglie bianche e un assortimento di leccornie erano sistemati sotto un tendone. Mi sarei aspettato di vedere un paio di ragazzini a gestire l'operazione, ma in realtà erano due donne sulla ventina, Emma ed Eliza Borden.
Mentre parcheggiavo la volante e mi dirigevo verso di loro, entrambe iniziarono ad agitarsi con i capelli e sorpresi Eliza a controllarsi il trucco nel riflesso di una teglia di alluminio.
?Buon pomeriggio, signore? dissi.
Risero nervosamente.
?Ciao, Nicco? disse Emma, la lingua che le saettava sulle labbra in quella che sospettavo fosse un'abitudine nervosa. ?Bello vederti qui.?
?Già? disse sua sorella.
Esaminai le offerte sui due tavoli. Poi mi guardai intorno in cerca di un poster o qualcosa del genere. ?Solo per curiosità? dissi, ?di solito le vendite di dolci sono per qualche tipo di raccolta fondi. Per cosa state raccogliendo soldi, voi due??
Si guardarono, arrossirono e ridacchiarono nervosamente. ?Ma come, Nicco. Non lo sai? Ogni donna in città sta mettendo da parte i soldi per l'asta degli scapoli.?
Rimasi senza parole per un istante o due. ?Oh, davvero. Non avevo idea che fosse un evento così importante. Sono nuovo in città.?
?Lo sappiamo!? dissero all'unisono.
?è così bello avere un po' di sangue nuovo nel mercato degli appuntamenti? disse Eliza, il suo sguardo che mi percorreva in un modo che non era nemmeno un po' sottile.
?Oh? fu tutto ciò che riuscii a dire.
?Ne parlano tutti in città. Be', almeno tutte le donne. L'anno scorso l'offerta più alta è stata di settecento dollari per un appuntamento con un pompiere. Se n'è andato dalla città poco dopo. Chissà perché.?
?Stiamo pensando di mettere insieme i nostri soldi e di dividerci.?
Mi guardarono entrambe come se fossi un cheeseburger servito loro su un piatto d'argento.
Per fortuna la mia radio gracchiò e io mi congedai senza comprare alcun dolce né essere importunato.
Fu la mia esperienza più angosciante come membro del dipartimento dello sceriffo. Fino a quel momento.
Tenni un basso profilo e terminai il turno. Non scambiai nemmeno due chiacchiere con Trisha o con lo sceriffo prima di timbrare il cartellino e dirigermi a casa.
Be', non era proprio casa. La mia casa era ancora il mio appartamento in città, anche se non ci ero stato per più di una notte o due negli ultimi mesi.
Forse quasi un anno.
Quando entrai nel vialetto della baita, Derrick Holmes, l'agente immobiliare, era lì ad aspettarmi.
Scese dalla sua auto con un cartello "Vendesi" in mano.
Era uno di quelli che si piantano in giardino, con sopra la sua faccia sorridente stampata in grande, insieme a un numero di telefono e alla scritta Immobiliare Holmes : Con noi, comprare casa non ha più misteri.
Mi strinse la mano e disse: ?Ho quasi paura ad associare il mio nome a qualcosa che implica che Lei se ne vada dalla città.?
Sorpreso, lo fissai. ?Non vuole il mio incarico??
?Oh, non rifiuto mai un incarico,? disse con un sorriso da venditore. ?Ma c'è un bel subbuglio in città per l'asta degli scapoli e per il fatto che Lei ne faccia parte.?
?Così ho avuto modo di scoprire,? dissi, ancora sconvolto da tutta quella storia.
?Temo che se le donne della città scoprissero che La sto aiutando a vendere e ad andarsene, si ammutinerebbero contro di me.?
?Non Le pare un po' drammatico?? Mentre pronunciavo quelle parole, mi tornarono in mente le due donne che organizzavano una vendita di dolci per raccogliere fondi e comprare una serata con me. Forse non era poi così drammatico, ma non riuscii a dargli ragione.
?Si calmerà tutto nel giro di un giorno o due, no? L'asta non è prima della prossima settimana.?
?Non ne sono così sicuro,? disse Derrick.
?Non ho mai visto una cosa simile. Ho due giovani agenti immobiliari nel mio ufficio.
Di solito non riesco a farli uscire a fare telefonate o a cercare di racimolare affari a meno che non li minacci, ma non appena hanno scoperto che forse avrebbero potuto comprare un appuntamento con Lei all'asta, si sono dati da fare come pazzi.
Onestamente, se l'asta potesse essere rimandata di un paio di settimane, per me sarebbe anche meglio. ?
?Pensavo fosse solo una piccola raccolta fondi per la biblioteca.?
?Di solito lo è, ma da quando si è sparsa la voce che Lei era all'asta... la cosa ha preso vita propria.?
?Be', non permetterò che questo cambi i miei piani,? dissi, squadrando il cartello.
?Okay, ho messo la Sua casa sul sito, quindi piazzerò il cartello in giardino e mi siederò ad aspettare che arrivino le offerte.?
?Bene,? dissi, guardandolo piantare il cartello nel prato.
Ma se andava bene, perché non mi sentivo così?