19. Capitolo Diciannove
Capitolo Diciannove
Boone
Non sono abituata a essere portata in braccio e, dopo l’impeto iniziale di trovarmi tra le braccia di Nicco e sentire le sue labbra sulle mie, la realtà mi colpì mentre uscivamo all’aria fresca della sera.
Lanciai un’occhiata oltre la sua spalla e vidi una folla sulla soglia del Love Knot che salutava e acclamava.
?Adesso puoi mettermi giù?, dissi, resistendo all’impulso di spingerlo e saltare via.
?No. Non se ne parla?, disse, stringendo la presa intorno a me e fissandomi negli occhi. ?Dicevo sul serio, Boone. Mia. Non ti lascerò mai andare.?
?D-dove mi stai portando??, chiesi. ?P-pensavo che il tuo chalet fosse in vendita e che te ne stessi andando.?
?Adesso non vado più da nessuna parte.?
Un pozzo di informazioni.
?M-ma che mi dici del tuo c-chalet? Dove vivrai?? Senti il panico assalirmi. Per quanto non volessi che nessun’altra avesse Nicco, non ero sicura di volerlo tutto per me, sempre. Era tanto, no?
?Ce ne preoccuperemo più tardi. Pensavo che per ora saremmo andati in camera tua. Per cambiare.?
Ohdioohdioohdio. Il cuore mi martellava nel petto.
Si fermò e mi baciò teneramente. ?Lo so che è tanto da gestire per te in questo momento, Boone. Ma lo affronteremo insieme.? Eravamo sotto il portico della casa del ranch. ?Ho le mani occupate?, disse, ?quindi dovrai aprire tu la porta.?
Non avrebbe dovuto essere un grosso problema. Voglio dire, era Nicco. Mi ero appena resa ridicola davanti a tutta la città per lui. Lasciarlo entrare in casa… e nella mia camera da letto… aveva semplicemente senso, no?
Allora perché la mia mano tremava mentre afferravo la maniglia della porta?
Rimanemmo lì, sotto il portico. ?Boone??, fece Nicco. ?Hai dei ripensamenti? Perché non si torna indietro. Apri quella dannata porta.?
La sua voce autoritaria ottenne l’effetto desiderato, perché aprii la porta ed entrammo. Ero nervosa da morire. Non era la prima volta che Nicco entrava in casa, ma quando si diresse verso le scale, il cuore mi accelerò i battiti e diventò quasi difficile respirare.
Fece una pausa ai piedi della scala. ?Sei diventata silenziosa?, disse. ?Lo so che questo è un territorio del tutto nuovo per te, Boone. Ma devi fidarti di me. Fidarti di te stessa.?
Aprii la bocca, anche se non ero sicura se avessi intenzione di dargli ragione o di contraddirlo.
Grazie a Dio risolse lui il problema coprendo la mia bocca con la sua.
Fu un bacio che mi scrutò l’anima, che fece sì che le mie mani si avvolgessero intorno al suo collo e un attimo dopo eravamo sul pianerottolo del secondo piano prima che Nicco mi lasciasse riprendere fiato.
?Dovrai indicarmi qual è la tua?, mi sussurrò all’orecchio. ?Non mi era mai stato permesso di salire quassù e di sicuro non voglio finire per sbaglio in uno dei letti dei tuoi fratelli.?
L’idea che uno dei miei fratelli potesse beccarci per sbaglio mi fece scoppiare in una risatina nervosa.
?Mi sono mancate le tue risatine?, disse, strofinando il naso sul mio collo. ?Ora, a meno che tu non voglia che ti sbatta contro il muro e ti scopi fino a farti perdere la testa, cosa a cui non mi oppongo, farai meglio a dirmi qual è la tua stanza.?
?L’ultima a sinistra?, dissi. ?Puoi mettermi giù, sai.?
?Oh, neanche per sogno. Ti ho presa e non ti lascio andare. Almeno non finché non ti avrò chiusa a chiave in una stanza.?
Come avevamo fatto con la porta d’ingresso, girai la maniglia, ma Nicco praticamente prese d’assalto la stanza, e la porta sbatté contro il muro con un colpo secco.
Mi gettò sul letto, mi puntò il dito contro e disse: ?Non muoverti?, poi tornò a chiudere la porta a chiave prima di venire a sovrastarmi. Sotto l’intensità del suo sguardo, iniziai a contorcermi. Fuori, sentivo le auto e i camion lasciare l’asta e la gente parlare.
?Ignorali?, disse Nicco, infilandosi nel letto accanto a me.
Aprii la bocca per parlare e lui mi posò un dito sulle labbra. ?Niente parole. Parlare ci crea solo problemi.?
Le sue labbra presero il posto del suo dito e, per quanto odiassi ammetterlo, aveva ragione. Eccome se aveva ragione. Questo era molto meglio che parlare. Parlare causava solo discussioni.
Il bacio era famelico. Feroce. C’erano così tante cose che entrambi avevamo bisogno di dire, ma saggiamente stavamo lasciando che fossero i nostri corpi a parlare.
Lo strinsi forte e il suo peso su di me sembrava perfetto.
Eravamo entrambi ancora completamente vestiti e improvvisamente mi sentii frenetica di essere pelle a pelle con lui.
Gemetti contro la sua bocca e mi contorsi sotto di lui, cercando di afferrare la fibbia della sua cintura.
Imprecò a mezza voce e si sollevò in modo che potessi afferrargli la cintura. ?Sbrigati, tesoro, non so per quanto ancora riesco a resistere. Lo desidero da così tanto tempo.?
?Niente parole?, gli ricordai e fui orgogliosa di me stessa per non avergli detto di non chiamarmi tesoro.
Presto la sua cintura fu allentata e gli slacciai i jeans, tirandoglieli giù verso i fianchi, imprecando per la frustrazione.
Mi picchiettò un dito sulla bocca e mi ricordò la regola del non parlare.
Poi si alzò accanto al letto e si spogliò.
Per quanto fossi disperata di spogliarmi anch'io, rimasi sdraiata sul letto a guardarlo mentre mi svelava il suo corpo.
Dio, quanto mi era mancato. Il suo corpo enorme e le cose che mi faceva.
Il modo in cui mi sentivo quando ero con lui.
Intera. Completa. Appagata.
Quando fu gloriosamente nudo, si chinò sul letto e si mise a sbottonare la mia camicetta.
Colsi il suggerimento e mi diedi da fare, prima calciando via gli stivali e poi sfilandomi jeans e mutandine in un unico movimento.
Nicco gettò la mia camicetta e il reggiseno sulla pila di vestiti accanto al letto, prima di raggiungermi di nuovo.
Per un secondo si tenne sopra di me sugli avambracci, i suoi occhi che si ficcavano nei miei in quel suo modo che mi faceva sentire come se mi stesse guardando fin dentro l’anima. Non distolsi lo sguardo.
?Mia bellissima Boone?, sussurrò. E fu l’ultima cosa che entrambi dicemmo.
La prima volta, quasi senza preamboli, si ficcò semplicemente dentro di me ed era esattamente quello che volevo.
Niente parole fiorite, niente preliminari, solo una sana e vecchia scopata.
Il suo viso si contorse mentre martellava nel mio centro.
Mi aggrappai alle sue spalle con tutta la mia forza finché alla fine inarcai la schiena e gridai in estasi.
Mentre volteggiavo all’apice del mio orgasmo lui venne con forza, riempiendomi finché non sentii il suo seme scorrere lungo l’interno delle mie cosce.
Ansimanti e sudati, ci guardammo e sorridemmo, poi crollò sul letto e si girò per abbracciarmi a cucchiaio da dietro. Potevo sentire il suo respiro affannoso sul mio collo. Anch’io stavo ansimando.
Quando entrambi cominciammo a respirare più normalmente, mi posò dei baci lungo la spalla e su per il collo. ?Non ne ho mai abbastanza di te, Boone Starr. Ho intenzione di scoparti per il resto della mia vita e anche così non sarà abbastanza.?
?Accetto la sfida?, dissi, e la sua mano si strinse sul mio fianco, poi mi sollevò fino a mettermi a quattro zampe e prima che me ne rendessi conto, stava premendo dentro di me da dietro.
Rivendicandomi più e più volte, in profondità nel mio centro. Mi aggrappai alle coperte del mio letto e gemetti mentre lui spingeva dentro di me ripetutamente. Mentre volavo verso un altro orgasmo, le parole mi sgorgarono dalla bocca. ?Ti amo, Nicco. Ti amo così tanto.?
Trovò di nuovo il suo piacere e crollammo sul letto. Si sdraiò e mi tirò a sé finché non fummo faccia a faccia. ?Ti amo, Boone Starr. Più di quanto tu possa mai immaginare.?
Mi svegliai con la sensazione singolarmente strana che ci fosse qualcun altro nella mia camera da letto.
Non solo qualcun altro.
Nicco.
Mai in tutta la mia vita avevo portato un uomo nella mia camera da letto al ranch.
Anche da bambina, quando avevo delle amiche che dormivano da me, trovavamo sempre un posto per dormire in una delle altre stanze della casa.
La sala da biliardo era fantastica per costruire un forte con coperte e cuscini.
So che sembra strano, come suppongo tante cose di me, ma in un mondo di fratelli e di un ranch affollato, volevo solo un posto che fosse tutto mio.
Mamma lo capiva e non faceva mai storie se io e le mie amiche giocavamo e dormivamo ovunque tranne che nella mia stanza.
Sembrava semplicemente avere un'abilità quasi soprannaturale nel sapere di cosa avesse bisogno ciascuno dei suoi figli.
Una mano grande mi si posò sul fianco e mi trascinò contro un corpo caldo e duro. ?Ci servirà un letto più grande?, ringhiò sulla mia spalla.
Mi irrigidii un po', ma poi mi costrinsi a rilassarmi. Posso farcela. Voglio farlo.
Mi baciò la spalla. ?Calmati, Boone. Non ho intenzione di rivoluzionare tutto stamattina.
Ma mi piacerebbe che considerassi la possibilità che un letto a una piazza e mezza non sia sufficiente quando si tratta di noi due.
? Mi mordicchiò la nuca e il calore del suo respiro mi fece venire i brividi lungo la schiena.
?Anche se immagino che mi piaccia avere una scusa in più per starti proprio accanto. ?
Trassi un respiro profondo.
Non solo non avevo mai permesso a un uomo di entrare nella mia stanza, ma non avevo mai passato un'intera notte con uno nello stesso letto. E sospettavo che Nicco non avesse alcuna intenzione di lasciarmi dormire di nuovo da sola. Mai più.
Un po’ del vecchio panico cominciò a montarmi nel petto.
è Nicco, ricordi? Tu vuoi questo.
Oh Dio. Perché è così difficile? Che cosa c'è che non va in me? Ogni altra donna in città avrebbe dato qualsiasi cosa — e molte di loro ci avevano provato — per avere Nicco nel proprio letto.
Lo sentii muoversi dietro di me e mi girò sulla schiena mentre lui appoggiava la testa sulla mano, scrutandomi dall’alto.
No, non era esatto. Mi stava guardando dentro. Era come se si fosse insinuato nella mia mente e nel mio cuore con una torcia, illuminandone gli angoli, scovando ogni segreto e paura per esaminarli.
?Oh, tesoro?, disse, la sua voce una calda carezza mentre mi spostava alcuni capelli dal viso, ?la realtà ti sta colpendo duro stamattina??
?Non è divertente!? Spinsi contro di lui, disperata di allontanarmi. Da lui. Da quello che provavo. Da quegli occhi maledetti che vedevano tutto.
?No?, disse. ?Non lo è. Questa è una cosa tremendamente seria. Dicevo sul serio per ogni cosa che ho detto ieri sera. E stamattina.? Mi rivolse quel suo maledetto sorriso sexy e le mie viscere si contorsero.
?Ti amo, Boone Starr. Ti amo con ogni fibra del mio essere e farei qualsiasi cosa per te e rinuncerei a qualsiasi cosa per stare con te. Per sempre.?
Il respiro mi si bloccò in gola e i piedi iniziarono a fremere come se avessi bisogno di scappare.
?So che vuoi scappare?, disse. Maledetto.
?Ma so anche che vuoi restare. Che vuoi che io resti. Per sempre. Ma questo fa paura. Fa paura anche a me.?
?T-tu non sembri spaventato?, dissi.
?Beh, lo sono?, rispose in una rara ammissione di vulnerabilità. ?Tuttavia?, mi tracciò con un dito la linea dell'attaccatura dei capelli, ?sono ancora più spaventato da una vita senza di te. Ci ho provato ed ero infelice. Lo eri anche tu.?
Lasciai che il concetto si sedimentasse per un momento e poi annuii.
?E s-se tu c-cambiassi idea? E-e se ti rendessi conto di quanto sono terribile??
Si chinò su di me, il suo viso che mi bloccava completamente la visuale. ?Oh, tesoro, è proprio la parte terribile che amo di più.?
Le sue labbra si librarono sulle mie.
?Smettila di chiamarmi tesoro!?